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Le “3 R”: sono 3 e non una

11/04/2018

È da anni che sentiamo parlare del “triangolo ecologico” detto anche “regola delle 3 R”. È stato proprio durante il summit del G8 del 2004 che l’iniziativa delle 3R è stata fissata nelle agende internazionali. I successivi summit e riunioni dei ministri hanno avuto questo tema come ordine del giorno e si è discusso su come realizzare le azioni di implementazione a livello mondiale. Però è pure vero che il sistema produttivo ed economico vigente comporta la produzione di sempre più residui. Secondo i dati della Commissione Europea del 2016 in Spagna si generano annualmente una media di 463 Kg di residui per persona all’anno. 

Tenendo presente che la maggior parte dei residui e dell’inquinamento è generata, a livello macro, dalle grandi multinazionali e dal settore industriale, noi, a livello domestico, possiamo comunque incidere nelle forme di consumo. In questo modo, dunque, si rende necessario applicare la “Regola delle 3R” nel nostro quotidiano per produrre meno residui domestici. In questo senso bisogna aver ben presente l’ordine e le priorità di questo triangolo ecologico.

Al contrario di quello che pensano molte persone ed istituzioni, il riciclo non è il tassello fondamentale di questo sistema. Le campagne in materia di residui (“Envàs on vas”, “Se te ha caido” ecc..) si basano sul riciclo, però è necessario insistere sul fatto che il miglior residuo è quello che non si produce, anche se poi la maggior parte si può riciclare. Proprio come spiega il professor Josè David Lara González, per troppo tempo si è ridotto il triangolo al termine “riciclare”, come se fosse l’unica risposta e la più importante ai conflitti ecologici. “Il triangolo è gerarchico e proprio in quest’ordine, ridurre e riusare sono più consoni ed importanti, rispetto al riciclare. Il riciclo è il terzo punto in ordine d’importanza. In un ipotetico caso, se si praticano la riduzione e il riuso è possibile che il riciclo non si realizzi: può ridursi o anche non essere necessario”, spiega Lara González nell’articolo “Ridurre, Riusare e Riciclare”, pubblicato nella rivista Elementos. http://www.redalyc.org/pdf/294/29406907.pdf

Infatti, in questi anni sono anche sorte proposte per aggiornare e completare questa formula. È appunto il caso dell’autore Walter Pardavé Livia che propone le “10 R”, arricchendo il triangolo con le seguenti strategie ambientali: il Riordino, la Riformulazione, la Ri-produzione, la Ri-valorizzazione, il Ri-disegno, la Ricompensazione e il Rinnovo. Tenendo presente tutto ciò, in questo articolo faremo riferimento alle tre premesse di base, aggiungendogli valore e suggerendo azioni pratiche per renderle concrete.

 

Riduzione

Questo è il primo e più importante concetto della regola delle 3 R. Si riferisce alla riduzione del consumo che può condurre a livelli diversi: riduzione del consumo dei beni, dei servizi, del consumo energetico, ecc. Potremmo affermare che questa prima regola potrebbe unire alcuni dei principi di decrescita (corrente di pensiero politico di cui ci occuperemo più avanti sempre in questo spazio), dal momento che includeremo qui anche l’affievolirsi del consumismo e creare una consapevolezza del consumo responsabile e ecologico. Un consumo che consideri i diversi fattori, tra i quali i costi ambientali e non solamente quelli puramente economici. Come possiamo fare? E’ soprattutto una questione di consapevolezza e riorganizzazione dei ritmi vitali, per questo vi diamo alcuni consigli a livello domestico:

  • Usare mezzi di trasporto non inquinanti o prediligere l’uso del trasporto pubblico piuttosto che quello privato.

 

  • Consumare responsabilmente energia e acqua a casa e al lavoro
  • Ridurre il consumo di prodotti tossici (sopratutto di detergenti, dal momento che possiamo contare su opzioni economiche e meno aggressive come l’aceto, il limone, l’alcool ecc.)
  • Non comprare prodotti confezionati (cercare di comprare alla spina, con flaconi riutilizzabili, ecc.)

Riuso

Questo secondo principio ha a che vedere con l’uso degli oggetti e la sua vita utile. Bisogna inoltre tenere in considerazione il fatto che, sempre di più, la società inculca la cultura del monouso. L’immediatezza e il ritmo accelerato che scandiscono il sistema, conducono alla modalità “utilizza e butta via”.

La cultura del monouso ha fatto credere di essere la migliore opzione, la più pratica, la più facile e, apparentemente, la più economica. In realtà, è il contrario e ciò comporta alti costi ambientali, che vanno oltre la logica del rendiconto capitalista. Con il riuso, inoltre, riduciamo anche l’inquinamento della produzione e distribuzione (dal momento che non sono prodotti nuovi), il consumo energetico e i costi aggiuntivi di produzione ed evitiamo la produzione di ulteriori residui. Quindi è di importanza fondamentale sfruttare gli oggetti al massimo prima di buttarli, distruggerli o riciclarli.

Dall’altra parte, il riuso favorisce la creatività. Possiamo utilizzare un oggetto non solo per l’uso per il quale è stato creato ma anche cercandogli usi diversi. Per esempio, un bicchiere riutilizzabile di un concerto può diventare un portapenne, tra le altre cose. Altre azioni, come il restauro di mobili antichi o il comprare cose di seconda mano, contribuisce anche al riuso, perché allunghiamo la vita utile degli oggetti.

Riciclo

Il riciclo è la terza azione del triangolo ecologico. Il riciclo permette di prendere i prodotti che buttiamo (residui) e trasformarli in materia nuova un’altra volta. Con il riciclo quello che guadagniamo è che non si utilizzino materie prime naturali, dal momento che, se usiamo vetro riciclato, non utilizzeremo la sabbia, il silice o la pietra calcarea. Se utilizziamo carta riciclata, si taglieranno meno alberi.

Però il riciclo, non è per nulla facile. Come già abbiamo detto in questo spazio, proprio in un articolo sul riciclo dei flaconi di plastica, tutto il processo ha degli alti costi e non tutti i residui si possono riciclare. Dobbiamo, quindi, essere coscienti che le due prime regole sono le più importanti per poter generare più trasformazione e meno impatto ambientale.

Quando parliamo di riciclo a livello municipale, stiamo proprio parlando di processi industriali che permettono di trasformare, per esempio, una scatola di cartone in un foglio nuovo o un flacone in un altro polimero. Però anche a livello domestico possiamo riciclare, dal momento che possiamo faré il compost con i residui organici o carta nuova con fogli usati, acqua, uno sbattitore e un telaio. Altre opzioni che favoriscono il riciclo è il consumo di prodotti riciclati. È quindi importante che i prodotti offrano l’informazione sufficiente, sull’etichetta o nel punto vendita, perché i consumatori e le consumatrici possano scegliere i prodotti riciclati.

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